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#ChinaIssues prima puntata.. con Francesca Spigarelli. L’industria creativa in Cina

In occasione del lancio del corso China Issue che si terrà presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa da marzo a maggio, #Fuoriclasse pubblica #ChinaIssues ovvero una serie di interviste ai relatori di China Issue.
Il primo intervento è focalizzato sulle industrie culturali e creative in Cina. Relatrice: Francesca Spigarelli, Professore Associato di Economia Applicata, presso l’Università di Macerata, esperta di investimenti cinesi all’estero.

Francesca, come sta evolvendo il settore delle industrie culturale e creativa in Cina? Perché è un tema così rilevante?

A partire dal 2008-2009, in coincidenza con i primi segnali della crisi economica globale, il Governo cinese ha avviato un complesso di politiche a supporto alla diversificazione dell’economia nazionale. Oltre alla promozione dei settori high-tech ed al progressivo superamento delle tradizionali produzioni industriali a basso valore aggiunto, il Governo ha iniziato a stimolare il settore delle industrie culturali e creative (ICC). Quest’ultimo sta assumendo un ruolo di propulsore della competitività e dell’innovazione negli altri settori strategici dell’economia cinese. In questo contesto, il XII Piano Quinquennale (2011-2015) ha giocato un ruolo fondamentale: la crescita della qualità e della competitività delle ICC è stata identificata come uno dei futuri pilastri dell’economia e della crescita nazionale. Le linee tracciate dal XII Piano Quinquennale vengono riprese, senza soluzione di continuità, dal XIII Piano Quinquennale (2016-2020) che ai capitoli 68 e 69 mira rispettivamente ad arricchire l’offerta di prodotti e servizi culturali e innalzare il grado di apertura culturale del Paese verso l’estero.

Questa evoluzione delle industrie culturali e creative è affrontata nel numero appena uscito di Mondo Cinese, dal titolo “Rivoluzione Creativa” che ho avuto il grande piacere di coordinare.

 

Quali sono i settori maggiormente interessati da questa “rivoluzione”?

Tutti i settori collegati alle ICC sono animati da un fermento crescente che interessa sia lo sviluppo domestico, sia l’espansione all’estero. Nei prossimi cinque anni è atteso un notevole dinamismo per pubblicità su Internet, cinema e videogiochi, che sino al 2020 dovrebbero avere tassi di espansione rispettivamente del 13,9%, del 18,9% e del 7,4%. Riguardo ai videogiochi, il fatturato del segmento a livello mondiale ha superato quello di altri sub-segmenti delle industrie culturali e creative, tra cui l’industria musicale e quella cinematografica. La Cina si è affermata come il principale mercato globale dei videogiochi al mondo, superando gli Stati Uniti.

 

La Cina può diventare un leader globale nell’innovazione? E in che modo?

Nonostante la rapida ed elevata crescita economica, la Cina non ha ancora raggiunto un livello di capacità di innovazione soddisfacente. Recentemente il XII Piano Quinquennale ha lanciato la strategia di transizione da un’economia di produzione ad una più orientata verso l’innovazione: dalla Cina “fabbrica del Mondo” ad un Paese leader di innovazione e capace di sviluppare propri prodotti di eccellenza (da “made in China” a “created in China”).

Il Governo sta dunque favorendo lo sviluppo di un’economia fondata sui servizi e su un’industria ad alto valore aggiunto. Un aspetto chiave in questo percorso riguarda il miglioramento della capacità creativa che viene ricercata anche attraverso la promozione del settore delle industrie culturali e creative. Particolare attenzione è rivolta al potenziamento delle strutture al servizio della crossmedialità e alla formazione dei talenti nazionali. Si tratta di un passaggio fondamentale per affermare l’immagine di un Paese capace di offrire un modello in parte alternativo a quello dei Paesi innovatori  (USA, UE e Giappone).

 

Perché il governo cinese sta promuovendo le industrie culturali e creative? Quali sono i punti di forza e di debolezza della sua azione?

Le ragioni che hanno spinto il Governo cinese a promuovere le ICC sono di ordine sia economico, sia politico.

Un settore culturale in fermento, incentrato sull’educazione e la formazione di nuovi talenti di eccellenza, costituisce una fonte di crescita economica ed occupazionale. Inoltre, stimolare la creatività attraverso una intensa politica di “rivitalizzazione” delle tradizioni, della cultura e della capacità di inventiva dovrebbe consentire, in modo trasversale, di aumentare la capacità di innovazione della Cina nel suo complesso.

A fronte di aspettative di notevole sviluppo, le industrie culturali e creative cinesi debbono affrontare nell’immediato futuro una serie di sfide di rilievo nazionale ed internazionale. Sul piano interno, la scarsa protezione offerta alla proprietà intellettuale dall’ordinamento giuridico nazionale è riconosciuta dagli imprenditori e dagli investitori come uno dei fattori che maggiormente ostacola l’innovazione e lo sviluppo del settore creativo. Si riscontra poi un eccessivo interventismo del governo, al quale si aggiungono sia una carenza di imprenditori eccellenti nel settore, sia una scarsa attenzione per il marketing creativo. Vanno segnalate, inoltre, le difficoltà intrinseche al processo di formazione e promozione dei talenti creativi. Vi sono infine criticità per quanto riguarda i contenuti espressi dalle ICC cinesi che spesso non vengono filtrati attraverso una lente internazionale. Tale aspetto limita la diffusione dei prodotti sui mercati internazionali.

 

Quali sono le possibili ricadute sull’Italia? E quali le possibilità per le aziende italiane?

La valorizzazione delle tradizioni cinesi e l’apertura del Paese asiatico ai modelli culturali d’eccellenza occidentali costituiscono nuova linfa per il settore delle industrie culturali e creative. Questa prospettiva apre possibilità molto rilevanti per l’Italia e per tutti gli enti, associazioni ed imprese che ruotano attorno al settore della cultura, dell’arte, dell’intrattenimento e dell’innovazione digitale all’insegna dell’umanesimo. L’estrema attenzione della Cina per la cultura e le sue varie forme di espressione pone l’Italia in una prospettiva privilegiata.

Si pensi, ad esempio, alle opportunità legate dell’opera lirica, all’animazione, al cinema, ed in generale ai servizi collegati a benessere e divertimento.

Francesca interverrà al Sant’Anna venerdì 16 marzo.