Oggi al corso di China Issues in Sant’Anna abbiamo il piacere di ospitare nuovamente Plinio Innocenzi, Professore ordinario di Scienza e tecnologia dei materiali presso il Dipartimento di Chimica e Farmacia dell’Università di Sassari. Dal 2010 al 2018, il Prof. Innocenzi è stato Consigliere per la Scienza e Tecnologia presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino.
Il tema del suo intervento è l’innovazione in Cina e la cooperazione scientifica nell’attuale contesto di politica internazionale.
Com’è cambiata nel corso degli anni la cooperazione scientifica con la Cina?
Il cambiamento principale è dovuto al progressivo isolamento della Cina rispetto all’Occidente. Questo ha portato a una riduzione se non quasi scomparsa di ricercatori statunitensi ed europei in Cina, e alla chiusura di laboratori congiunti. Contestualmente, si è anche molto ridotta la presenza dei giovani ricercatori e studenti cinesi, soprattutto negli Stati Uniti. Chiaramente la cooperazione scientifica si basa fatta principalmente sulle persone e sula possibilità di connettersi, scambiando informazioni ed esperienze. Le attuali forti tensioni nel contesto geopolitico si sono necessariamente riflesse in un forte ridimensionamento della cooperazione scientifica.
Quali saranno i settori di maggiore innovazione in Cina tra 10 anni?
Fare una previsione a 10 anni non è facile però ritengo che probabilmente i settori in cui la Cina avrà un impatto maggiore sarà quello delle biotecnologie e medico-farmaceutico dove gli investimenti sono in questo momento molto ingenti e anche di grande qualità. Infatti, in questo settore sono stati fatti grandi investimenti nelle infrastrutture e sul capitale umano, per cui questo sarà secondo me il settore dove maggiormente vedremo protagonista le Cina nel prossimo futuro. Si tratta anche un settore strategico per un paese che dovrà affrontare sfide molto importanti dovute per esempio all’invecchiamento della popolazione.
Quali sono le opportunità di collaborazione scientifica tra Italia e Cina nell’attuale contesto internazionale?
I nostri due paesi godono di relazioni scientifiche di lunga data e molto solide in alcuni settori specifici come ad esempio quello della fisica. La Cina è particolarmente competitiva in questo momento per quanto riguarda proprio le grandi infrastrutture scientifiche come gli acceleratori per la fisica delle particelle, gli acceleratori di luce di sincrotrone, o per gli studi di fisica di base, come ad esempio della fisica dei neutrini. In questo ambito la collaborazione italo-cinese vanta una tradizione storica grazie anche dall’aver formato fisici cinesi in Italia. Questa collaborazione rappresenta un esempio di come si possa proficuamente collaborare quando le relazioni tra ricercatori sono basate sul reciproco rispetto e sul riconoscimento delle competenze.
Di Alberto Di Minin e Filippo Fasulo