Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
©credits

La partecipazione delle PMI in Horizon: 4 riflessioni

Da Bergamo, ML Engraving vuole distinguersi grazie ai laser di incisione. La Fonderia Maspero, 100 anni di esperienza, insieme al Politecnico di Milano ambisce a rendere l’idroformatura adatta a nuove applicazioni. TeaSistemi, spin-off dell’Università di Pisa, andrà sul mercato con i suoi droni per il monitoraggio termico. Sono queste alcune delle storie dei vincitori italiani dell’SME Innovation Instrument che ho incontrato per una giornata di lavoro organizzata insieme ad APRE e Confindustria, in collaborazione con i rappresentanti di EEN.

Le PMI giocano da protagonisti in Horizon: il 20% degli 80 miliardi del più grande programma per la ricerca e innovazione a livello europeo dovrà infatti essere investito su queste aziende, sia tramite lo strumento SME, sia tramite la partecipazione a progetti collaborativi. Propongo alcune osservazioni dopo sei mesi dal lancio di H2020.

Innanzitutto, oggi commento una non notizia: la pubblicazione dei risultati della seconda call, scaduta ad ottobre, tarda ad arrivare. È evidente che Bruxelles sia coinvolta in un esercizio non banale: sta gestendo un programma complesso come Horizon in coordinamento tra diverse Direzioni Generali e nel passaggio di testimone tra due Commissioni. I ritardi di questi giorni, gli scarni report di valutazione e alcune imprecisioni nel flusso informativo ci possono stare. Attenzione però, il 70% delle PMI che hanno partecipato alla call si sono affacciate all’Europa per la prima volta: è fondamentale dare loro un segnale di risposta rigoroso e veloce. Dopo una prima fase di rodaggio bisogna dunque procedere ad un attento debugging rinunciando alla tentazione di nascondere la polvere sotto il tappeto.

Secondo punto. Guardando ai risultati della prima call di giugno, posso dire che l’Italia è arrivata all’appuntamento di H2020 con grandi aspettative e generosità progettuale. Il 16% delle 2666 proposte pervenute entro l’estate erano italiane: più di qualunque altro Paese.

Ha funzionato la fase di informativa, di diffusione dei bandi: tanti soggetti nuovi si sono avvicinati al mondo dei fondi europei. Però, i vincitori italiani sono ancora troppo pochi: 20 nella prima tornata, con un tasso di successo al di sotto della media europea. È evidente che le istituzioni in altri stati membri abbiano preparato meglio le loro aziende a questo strumento. Emblematico il caso dell’Irlanda: 20% il tasso di successo, ma anche un intenso lavoro da parte di Enterprise Ireland nell’affiancare e guidare le PMI che si approcciavano allo strumento.  L’invito di Bruxelles è che a livello nazionale e regionale si agisca per coadiuvare una progettualità di qualità e per investire nell’ottica della complementarietà. Alcune Regioni, come ad esempio Lazio e Lombardia, si sono già attrezzate tramite voucher per la preparazione di domande e sostenendo i progetti in graduatoria ma non finanziati. Il MISE ha stanziato 800 milioni su tre diverse iniziative che vanno in una direzione simile. Il MIUR può giocare un ruolo chiave governando i programmi già lanciati dal Ministero che supportano la ricerca in filiere pubblico-private. Inoltre, nel nuovo PNR ci si attende la presenza di strumenti che affianchino il lavoro dei ricercatori, indicazioni ed incentivi per direzionare la loro progettualità. L’auspicio è che l’Agenzia per la Coesione e lo Sviluppo sappia fare da cabina di regia anche per le diverse misure che già impattano le dinamiche dell’innovazione nelle PMI.

Terzo aspetto: bisogna rafforzare la natura bottom-up dello strumento PMI. Se da un lato è convincente l’idea di una rigorosa, durissima selezione, per identificare il meglio dell’innovazione europea, dall’altro bisogna assicurarsi che ai nastri di partenza possano presentarsi aziende con diversi modelli di business, molteplici specializzazioni tecnologiche. Non sia la Commissione dunque a tentare di indovinare gli ambiti o gli argomenti da cui potrebbe arrivare un’applicazione disruptive, ma che sia appunto l’intuito imprenditoriale ad identificare le potenziali applicazioni industriali per avanzamenti scientifici e tecnologici.

È infine fondamentale che si difenda la dimensione dell’investimento e l’impostazione di Horizon. Questo programma è ancora in fase di start-up, ripensamenti e tagli da parte della nuova Commissione potrebbero essere letali. L’impianto per le PMI di Horizon va ben oltre i 50 mila euro assegnati nel primo round dello strumento. Ci sono le call della seconda fase per finanziamenti fino a 2,5 milioni e una fase tre tutta ancora da imbastire. Da gennaio inoltre partirà Fast Track to Innovation un programma pilota di cui ancora si sta parlando poco, ma con caratteristiche molto interessanti, perché integra l’esistente, estende la logica del bottom-up e tratteggia nuove strade di contatto tra industria e mondo della ricerca.

Sono strade rischiose. Sono strade originali e spesso imprevedibili: è dunque utile continuare a monitorare e ascoltare le esperienze degli imprenditori che provano a percorrerle. C’è tanto da imparare dai loro progetti. È partendo da queste storie che l’ecosistema può diventare più dinamico e trovare nella scienza e tecnologia nuove leve di vantaggio competitivo.