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#Chinaissues-Reloaded Quali politiche cinesi sull’Intelligenza Artificiale

In occasione del lancio della seconda edizione del corso China Issues che si terrà presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa da gennaio a maggio, #Fuoriclasse pubblica #ChinaIssues ovvero una serie di interviste ai relatori del corso.
Il primo intervento è focalizzato sull’Intelligenza Artificiale. Relatore sarà Francesco Silvestri, nostra vecchia conoscenza in quanto Francesco ha alle spalle uno splendido passaggio in anni molto particolari come  Acting Director del Galileo Galilei Italian Institute presso la Chongqing University.   Oggi Francesco è Acting Director for China – TOChina Hub, Beijing Office e Contracted Associate Professor of Public Policy, School of International Relations and Diplomacy, Beijing Foreign Studies University.

Francesco, sfruttando il Capodanno Cinese è coinvolto in un tour di alcune università italiane per raccontare che cosa ha capito, dalla sua prospettiva di scienziato politico in Cina, di Artificial Intelligence (AI) e politiche sull’innovazione cinesi.

Francesco, perché l’AI è oggi importante in Cina?

L’intelligenza artificiale rappresenta una delle tecnologie più salienti del presente e del prossimo futuro. Le applicazioni dell’AI hanno un impatto nel settore civile, militare, commerciale, scientifico, medico, occupazionale, solo per citare gli ambiti più ovvi. Tutti questi settori subiranno delle trasformazioni di portata inedita che alcuni osservatori stimano essere paragonabili all’invenzione dell’elettricità o di internet. In una transizione di tale portata, la Cina, con il suo ritrovato ruolo di prim’ordine sullo scenario globale, non può non volerne essere protagonista per anticiparne gli sviluppi, coglierne le opportunità, e anche per contenere le potenziali minacce, esterne o domestiche, che questa tecnologia potrebbe generare.

Inoltre, la Cina possiede alcuni vantaggi competitivi strutturali nello sviluppo dell’AI (tra cui la politica industriale, la quantità e qualità dei dati, l’ubiquità dei pagamenti mobili, il leapfrogging tecnologico, un contesto regolativo molto più elastico). Sarà interessante vedere se Pechino saprà approfittare appieno di questi fattori. Anche dal punto di vista degli obiettivi e degli utilizzi dell’AI, sembra che tra Cina e USA, per fare una comparazione banale ma attuale, vi siano diversi modi di intendere.

Quali sono le implicazioni geopolitiche ed economiche a livello globale?

Sul piano economico, le implicazioni sono già sotto gli occhi di tutti. Il settore digitale cinese è un universo in espansione e di natura molto differente dall’ecosistema digitale che si è sviluppato negli Usa e in Europa. A differenza del settore manifatturiero, la novità è che il settore digitale cinese non è un mero copycat di quello occidentale ma presenta caratteristiche uniche e innovative. Basti pensare ai volumi dell’e-commerce e dei pagamenti mobili o alle super-piattaforme (come WeChat, AliPay e Meituan-Dianping) che integrano online e offline che abbracciano praticamente tutti gli ambiti della vita di un consumatore cinese.

Ancora, la finanza e il settore assicurativo sono in prima linea nell’utilizzo di sofisticati algoritmi per valutare investimenti o potenziali clienti. Il mondo della scienza e della ricerca medica rappresenta ancora un altro ambito di sviluppo estremamente promettente dove l’AI, insieme ai big data, potrebbe portare a scoperte epocali e nuovi modelli di diagnosi, cura e prevenzione.

Sul piano geopolitico, vi è sicuramente il potenziamento e l’automatizzazione degli apparati militari convenzionali, come velivoli e sistemi navali, il dispiego di tecnologie per la sorveglianza, come il riconoscimento facciale, che la Cina esporta a livello internazionale, ma anche il proliferare di strumenti e tecniche di attacco non convenzionali. Le tecniche proprie alla guerra cibernetica possono compromettere il funzionamento o la sicurezza di infrastrutture civili o l’acquisizione di informazioni strategiche. A tal proposito, la Cina è sempre più conscia dell’importanza di gestire i flussi di dati, soprattutto quando questi sono scambiati al di fuori dei propri confini, inbound o outbound. Pechino sta infatti aggiornando la propria legislazione (per esempio con la Cybsercurity Law del 2017) cercando di affermare il concetto di “sovranità dei dati”.

Cosa suggerisci di tenere d’occhio in particolare in questo settore per i prossimi anni?

In primis, la regolamentazione dei dati, e come questo aspetto di governance si articolerà non solo a livello domestico in Cina, ma a livello internazionale.

In seguito, il settore dei semiconduttori, che rappresentano il limite fisico dell’AI, e attualmente sono l’ambito dove la Cina soffre il gap maggiore (come la fragilità di ZTE in seguito al ban americano ha dimostrato). La Cina sta cercando di colmare questo ritardo tramite investimenti e acquisizioni e questo processo coinvolge anche il nostro paese. La SMIC di Shanghai, la più grande azienda cinese di microchip, ha acquisito il controllo della LFoundry di Avezzano, un’eccellenza italiana nel settore dei semiconduttori.Ancora, il 5G, che come vediamo dalle cronache recenti, è già oggi un terreno di scontro dove si sta consumando una guerra tecnologica ormai nemmeno latente tra le due super potenze globali e, di riflesso, anche nei paesi delle rispettive sfere di influenza.

 

Di Alberto Di Minin e Filippo Fasulo