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Il potere di curare. Perchè il pharma conta

Parte dunque la corsa al perfezionamento, approvvigionamento, distribuzione del vaccino, sviluppato in parallelo da nazioni e aziende, nella più ambiziosa e costosa competizione del XXI secolo. Il premio in palio non ha precedenti: curare il pianeta, rimettere l’intera economia globale sui binari del 2019, ripristinare rapporti sociali interrotti. In cerca di punti di visti di ampio respiro che ci allontanino dalla cronaca dell’annuncio, vi presentiamo un’analisi dell’ultimo numero della rivista “Formiche” (ed. Rubbettino)  che ci è stato segnalato da un lettore della nostra recensione su “The Italian Economy after Covid-19”. Il numero, dal titolo “Il potere di curare. Geopolitica ed economia: perché il Pharma conta, tratta numerosi argomenti e offre interessanti spunti di riflessione. Disponibile online dallo scorso agosto, esso affronta il tema dell’emergenza sanitaria da un punto di vista geopolitico, economico e dell’innovazione tecnologica. Siamo rimasti colpiti in particolare da alcuni contenuti, che andiamo ora a presentarvi.

La ripartenza grazie a una nuova strategia sanitaria. 

Il primo articolo che ci ha colpiti è  scritto da Fabrizio Landi, Presidente della Fondazione “Toscana Life Sciences”. Landi nella sua carriera pluridecennale nel settore biotech ha avuto modo di approfondire il ruolo centrale del settore sanitario a livello europeo e internazionale. 

Nel suo contributo intitolato Il potere delle sanità, Landi suggerisce come “la sanità dovrebbe diventare un asset strategico dei Paesi e delle politiche di alleanza, al pari della difesa”, e chiede che un domani strutture come la Nato possano lavorare su questo tema, considerando la lotta alle malattie pandemiche come un tema di sicurezza nazionale. Il messaggio di Landi è quindi chiaro: per uscire più forti della crisi in corso, è necessario investire e pianificare nel settore sanitario, imparando dagli errori compiuti, e guardando a un futuro in cui essere pronti ad eventuali nuove pandemie. 

Landi poi sottolinea come la “partita del vaccino in particolare si sia spostata da un mero piano sanitario, a quello politico ed economico, assumendo una valenza dirimente nella società colpita dal Covid-19. In quest’ottica, è diventato cruciale il ruolo di soggetti come istituzioni, fondazioni pubbliche e soprattutto private, per la produzione di un vaccino, in una gara in cui “tutti corrono per essere primi”. 

L’autore infine si concentra sulla necessità di una strategia sanitaria”, e suggerisce come il nostro Paese debba puntare su una “più compatta e aperta presa di coscienza sul valore del comparto industriale-sanitario e sull’opportunità di pianificare una politica strategica al pari di quanto si fa nel settore della sicurezza e della difesa nazionale”. 

La ripartenza grazie alla ricerca scientifica. 

Un altro asset strategico risulta essere quello della ricerca scientifica. In questo senso si inserisce in modo preciso l’intervento del Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, nell’articolo dal titolo “Il peso della ricerca”. Come scrive il Ministro, in passato Rettore dell’Università di Napoli Federico II, la ricerca, promossa da istituzioni chiave come le Università, non è fine a se stessa e semplicemente può aiutare i cittadini italiani a “vivere meglio”. In un mondo che sta cambiando, in cui la globalizzazione porta a risultati ed evoluzioni repentine e inaspettate, è necessario intraprendere azioni decise che vadano a potenziarla e sostenerla con forza. 

Il Ministro elenca delle linee guida da seguire nei prossimi mesi, una bussola per uscire più forti dalla crisi con l’aiuto della scienza. In primis, Manfredi sottolinea come si debba favorire la “ricerca integrata, multidisciplinare e complessa”. La ricerca di base, che alimenta “di qualità le ricerche orientate, il tessuto culturale, l’educazione terziaria” deve essere anch’essa sostenuta e potenziata. Si deve poi promuovere la “ricerca mission-oriented”, attraverso la quale dare concretezza e utilità alle attività di ricercatori, chiamati a confrontarsi con il tessuto produttivo della società. La ricerca va poi avvicinata sia alla formazione, sia alla comunità in cui viviamo. 

Il Ministro sottolinea infine come il ruolo dei ricercatori sia di grande importanza: essi devono divulgare i risultati delle proprie ricerche, rendendoli umani, e “contrastando quella negazione del valore scientifico che recentemente è emersa nel pensiero comune”. 

La ripartenza attraverso l’innovazione digitale.  

Walter Ricciardi, membro del Comitato Esecutivo OMS e consigliere del Ministro della Salute, e Fidelia Cascini, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel loro contributo La differenza sta nell’innovazione, sottolineano come il principale elemento di diversità tra la pandemia di influenza spagnola del 1918 e quella di Covid-19 stia “nella tecnologia di cui disponiamo rispetto al passato”. In poche parole, l’innovazione tecnologica gioca un ruolo chiave nel 2020, in particolare nel settore sanitario. 

Una risposta alla crisi dovuta al Covid-19, per uscirne in modo più efficace, veloce, e indolore possibile, è quindi potenziare l’innovazione e la digitalizzazione nella sanità, in particolare nel caso italiano. I due autori citano alcuni dati preoccupanti, a cui dobbiamo porre rimedio: il tasso di adozione ancora molto basso delle cartelle cliniche elettroniche in Italia e la quota dei laureati italiani in discipline “Stem” (Science, technology, engineering, mathematics), la cui percentuale sul totale dei laureati è molto inferiore rispetto ad altri Paesi, primo tra tutti la Cina.  

Un altro aspetto che gli autori introducono è probabilmente la vera chiave per accelerare il processo di digitalizzazione nella sanità italiana:“la sensibilità e l’attenzione a quell’innovazione che può fare davvero la differenza, e che è quella culturale”. Un cambiamento quindi prima nelle nostre menti che nelle app o nello smartphone dei cittadini. 

La ripartenza attraverso un nuovo paradigma nel trasferimento tecnologico (TT)

Uno dei settori chiave per generare, sostenere, e condividere innovazione, non solo in ambito sanitario, è quello del trasferimento tecnologico (TT). Andrea Paolini, Direttore generale di Fondazione Toscana Life Sciences, nell’articolo dal titolo “Aggregazione, parola-chiave per il trasferimento tecnologico”, propone un nuovo modello di governance in questo settore, fondato sulla “aggregazione e collaborazione tra i diversi enti italiani”. Paolini suggerisce la creazione e l’implementazione di un modello a rete, di una struttura centrale fortemente integrata con i territori dal punto di vista formale e sostanziale, un attore nazionale che coordini e che si avvalga dei territori per costruire un “modello condiviso e non imposto”, che gestisca operativamente e lo cofinanzi. Chiave di questo processo di costruzione sarebbero l’aggregazione, la valorizzazione e la gestione delle competenze gestionali e tecnologiche già presenti in Italia. 

Paolini quando parla di enti da coinvolgere in questo nuovo modello cita NetVal, Associazione che raccoglie ad oggi 89 soci tra Università, Enti Pubblici di Ricerca (EPR), Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), fondazioni e agenzie, e che si pone la mission di “valorizzare la ricerca universitaria nei confronti del sistema economico ed imprenditoriale, enti ed istituzioni pubbliche, associazioni imprenditoriali e aziende, venture capitalist e istituzioni finanziarie”. Ma cita anche altri attori chiave, come i cluster tecnologici nazionali, e le Regioni (ente su cui l’attuale modello italiano è basato), che sposando la visione nazionale investano risorse per cofinanziare strutture adeguate in grado di aiutare a mettere ordine. 

Paolini quindi propone in definitiva un modello flessibile e reattivo, che possa garantire maggiore equità e distribuzione, evitando polarizzazioni del sistema nazionale e portando un cambio di paradigma nel trasferimento tecnologico italiano, sprigionando le grandi potenzialità e la creatività di questo settore. 

Il ruolo della open innovation nel biotech

Paola Ricciardi-Castagnoli, Direttore Scientifico della Fondazione Toscana Life Sciences, nel suo contributo dal titolo Tra Big Pharma e start up, metti l’open innovation, analizza il ruolo della “open innovation” nel biotech e i cambiamenti in atto in un settore che anche a causa del Covid-19 è sempre più centrale. L’autrice sottolinea come negli ultimi anni si sia verificata una rivoluzione: le aziende del Big pharma hanno rinunciato all’approccio di business chiuso per aprirsi alla open innovation in sinergia con le piccole industrie biotech

L’applicazione di un paradigma di open innovation nel settore del biotech e un sempre maggior coinvolgimento di startup innovative in questo settore potrebbero portare benefici all’economia italiana, grazie alla possibile creazione di centri di innovazione, operazioni di co-localizzazione, e attivazione di partenariati e collaborazioni scientifiche. Grande e piccolo possono lavorare in sinergia, sfruttando i propri punti di forza: le aziende del Big pharma grazie alle disponibilità economiche, aiuterebbero a diffondere i nuovi farmaci sul mercato, mentre le startup potrebbero valorizzare i talenti e nuove idee per trovare nuovi farmaci. 

Ripartire con un nuovo paradigma di crescita

Quando si parla di crescita economica è inevitabile parlare di Cina. Il Paese, in seguito alle riforme economiche lanciate dal “piccolo timoniere” Deng Xiaoping nel 1978, ha vissuto decenni di crescita ininterrotta. Formiche ha approfondito con il precedente numero 159 della rivista il ruolo cinese e in particolare le complesse relazioni sino americane (Usa vs. Cina. Siamo pronti?). In questo numero invece, le politiche economiche della Repubblica Popolare sono analizzate nel testo “Il Dragone rimpiazza crescita con società” di Antonio Maria Leozappa, i cui contenuti meritano una giusta riflessione. L’autore parla qui di un “innominabile attuale”: se la crescita economica in Cina è stata un dogma per decenni, impossibile da mettere in discussione, i dirigenti del Partito Comunista e in particolare il Premier Li Keqiang, di fronte al Congresso Nazionale del Popolo il 22 maggio scorso, hanno messo da parte per il 2020 l’obiettivo di crescita, e si sono concentrati su i nuovi obiettivi di “stabilità e sicurezza”. Secondo Leozappa, “il ruolo egemone dell’economia viene scalzato dalla società”, capovolgendo, per la prima volta e in modo storico, il paradigma della crescita cinese. 

In questa analisi geopolitica del settore farmaceutico, gli autori di Formiche sembrano concordare che il Covid-19 abbia messo (definitivamente) in soffitta il dominio delle logiche di mercato e le sue istituzioni. Per ripartire sarà dunque necessario  un cambio di paradigma non solo economico, ma anche culturale? 

PS: Fuoriclasse è uno spazio aperto a idee, riflessioni, confronti, storie di persone e aziende di successo. Mettiamo al centro l’innovazione, in modo suggestivo e critico. Riteniamo che l’innovazione, per ripartire, in questi tempi complessi, sia fondamentale. Per questo motivo lo scorso mese abbiamo scelto di lanciare una nuova rubrica, dal titolo “Le recensioni di Fuoriclasse. Proposte e suggestioni per la Ripartenza”, che segnali ai nostri lettori  pubblicazioni in tema di innovazione e Ripartenza. Quella con la R maiuscola.
Mandateci consigli di lettura e segnalazioni.

 

Di Alberto Di Minin e Marco Bonaglia