Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
©credits

Sfidiamo i nostri modelli! Innovation Restart Chat con Paul Marca, Stanford University

“Il Covid-19 porterà ad un vero e proprio cambio di passo nel sistema universitario con impatti nel lungo termine. E costringerà le università ad immaginare modalità completamente nuove di fare formazione”.

A sostenerlo è Paul Marca, Associate Vice Provost alla Stanford University, dove si occupa di istruzione da trent’anni, con una specializzazione su education strategy, online education e rapporti con le imprese. Negli ultimi mesi ha contribuito a progettare il Master Mind (Executive Master in Management and Innovation Design) frutto della collaborazione tra l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e lo Stanford Center for Professional Development. Paul sarà uno dei protagonisti dei webinar della prossima settimana, Mind the change, in streaming dal sito del Mind the Change Week .

CAPACITÀ DI ADATTAMENTO

La chiacchierata con Paul Marca è caratterizzata da un perfetto tempismo, in un momento in cui a seguito della pandemia siamo costretti a pensare a nuovi modi di fare didattica, fornendo nuove soluzioni educative per la fase di new normal.

“Il pensiero di Clay Christensen – sottolinea Marca – ci insegna che un low cost provider, come ad esempio Coursera, può distruggere un sistema educativo costoso, specialmente negli Stati Uniti. Mentre prima del Covid-19 il 20% degli insegnanti di Stanford non erano propensi all’insegnamento online, oggi tutti sono stati costretti ad adattarsi a questo cambiamento”.

Il passaggio verso la digitalizzazione dei programmi di education, accelerato dall’emergenza del Covid-19, è più semplice per un’università come Stanford, pioniera nella formazione a distanza. Infatti a Stanford il primo Master online risale al 1996, quando ancora la maggior parte delle persone non avevano nemmeno un indirizzo email.

NUOVE MINACCE, NUOVE OPPORTUNITÀ

Quali sono, dunque, le sfide, le minacce e le opportunità che le università si trovano davanti nell’ambito di questa disruption?

“Il punto è capire come insegnare meglio online rispetto alle lezioni di persona – sostiene Paul Marca – e come si può creare sempre più valore anche con la formazione online, sperimentando costantemente nuove soluzioni e modalità di insegnamento. In questo senso il Master Mind è un interessante esperimento, che combina componenti educative online con esperienze di persona. Se da un lato gli strumenti online consentono di raggiungere molte più persone in modo più semplice, dall’altro sorge spontaneo domandarsi se questo tipo di esperienza virtuale possa realmente sostituire l’esperienza sul campus. Pensiamo ad esempio al tipo di contaminazione culturale ed agli stimoli intellettuali che derivano dall’interazione con altri studenti al campus. Come possono essere sostituite queste esperienze? Anche se rimane un dato di fatto che i corsi online rappresentano un eccellente modo di condividere conoscenza su una scala maggiore, occorre che ciò non avvenga a discapito dell’impatto che la formazione ha sulla vita professionale degli studenti”.

Secondo Paul Marca, insomma, la progettazione di programmi che combinino presenza e attività online, come nel caso del Master Mind, può essere la chiave di volta per superare questo trade-off.

STANFORD MI HA CAMBIATO LA VITA

“Ho avuto il privilegio e la fortuna di entrare a Stanford – sottolinea Paul Marca – e sento che l’esperienza a Stanford ha cambiato la mia vita. Il mio obiettivo è, al meglio che posso, condividere le cose grandiose che succedono a Stanford e trovare modalità nuove per consentire a quante più persone possibile, senza barriere finanziarie, spaziali, o temporali, di accedere alle stesse opportunità”.

Per fare ciò è fondamentale la collaborazione tra università, per costruire delle expertise in grado di differenziare le università sulla base di specifiche competenze. Citando Thomas Friedman, Marca evidenzia come ormai “il mondo è piatto”: uno studente in qualunque punto del mondo può iscriversi a corsi erogati dall’altra parte dell’oceano, quindi se le “università locali” non vogliono perdere opportunità è necessario che si focalizzino su specifiche tematiche e programmi, creando un expertise anche attraverso l’attivazione di partnership strategiche.

Paul Marca richiama anche i valori principali dell’Università di Stanford: l’innovazione e l’imprenditorialità. “Stanford – ricorda – ha moltissimi programmi educativi sull’imprenditorialità, erogati nei diversi centri di ricerca: la sola scuola di ingegneria conta circa un centinaio di corsi su questo tema. Inoltre attualmente Stanford ha lanciato con il Governo di Wuhan un programma di otto settimane che verrà completamente erogato online anche attraverso webinar interattivi con l’obiettivo di simulare la creazione di un business, in modo da trasferire competenze e mindset necessarie per la creazione d’impresa”.

Un’altra esperienza interessante condotta da Stanford in collaborazione con Berkeley e Cambridge riguarda un programma di nove settimane, denominato “Top 500 Innovators”, rivolto a 500 ricercatori eccellenti nominati dal “Ministry of Science and Higher Education” in Polonia.

NUOVI MODI PER CREARE IMPATTO

L’impatto prodotto dalle università, sia in termini di ricerca che didattici, rimane il punto fondamentale. Oggi le università sono chiamate a trovare nuovi modi di creare impatto, anche nel cosiddetto new normal, sicuramente caratterizzato da un ruolo sempre più importante della formazione a distanza. Le università, nella definizione delle proprie strategie, non possono ignorare i cambiamenti in atto, che hanno di fatto velocizzato molto il processo di digitalizzazione. Questo perché, come le imprese, anche le università sono caratterizzate da una digital transformation che non può più essere rimandata.

“Oggi ormai non è più possibile pensare di aver adottato ed implementato un modello giusto – conclude Marca – ma, al contrario, è necessario ragionare come innovatori e imprenditori, domandandosi continuamente in che cosa il nostro modello può essere migliorato e come”.

Di Alberto Di Minin e Deepa Scarrà