L’insegnamento di Marco Fantoni: un Fuoriclasse friulano alla ricerca della bellezza 

Marco Fantoni, grande capitano d’industria friulano, è morto lo scorso 12 giugno. Nelle testimonianze di tanti colleghi e politici della mia regione d’origine è forte il ringraziamento e l’affetto verso l’imprenditore di Osoppo, che dagli anni ‘50 a oggi è riuscito a trasformare l’azienda di famiglia in sette società produttrici di arredi per l’ufficio, diventando leader in Europa nella produzione di pannelli truciolari e MDF.

Uno degli uomini che, come Rino Snaidero, Andrea Pittini e altri giganti dell’imprenditoria, hanno guidato la transizione del Friuli da società agricola a realtà industriale negli anni del boom del dopoguerra, e che sono stati capaci di risollevare il Friuli dopo il terremoto del 1976.

Crescendo in Friuli negli anni della ricostruzione, ho assaporato in prima persona il gusto di una fiducia in un domani migliore del presente, l’energia che da aziende fondamentalmente purpose driven si travasava sulla società.  Sarebbero tante le storie di imprese friulane da raccontare: dalla Danieli che da Buttrio diventa una grande multinazionale, fino alle vicende degli scalpellini della pietra piasentina. Un buon punto di partenza è il testo dei colleghi Guido Bortoluzzi e Andrea Tracogna che si concentra sulle piccole imprese alle prese con la crisi del 2008. 

La vicenda dell’imprenditore Fantoni comincia presto, quando assume la guida della fabbrica per succedere al padre, morto prematuramente. Ha solo diciotto anni: per lui si interrompono gli studi in Architettura a Venezia e inizia una vita fatta di lavoro, ricerca e passione per la bellezza e l’innovazione. Caso di studio interessantissimo per Alfredo De Massis e Emanuela Rondi: al centro del paradosso “tradizione e innovazione” che deve essere risolto ad ogni cambio generazionale delle aziende familiari (vi segnalo il loro ultimo articolo)

Negli anni del boom economico e delle prime commesse su larga scala (tra cui alcune forniture per Enti Pubblici e per l’Amministrazione statale) la fabbrica di Gemona arriva a essere produttivamente satura, e Fantoni decide di spostarla a Rivoli di Osoppo: sono i primi passi verso la nascita di un polo industriale ancora oggi tra i più importanti per il Nordest. 

La scelta di produrre mobili da ufficio in serie risulta vincente. Negli anni ‘60 Fantoni avvia collaborazioni importanti, come quella con gli architetti Gino Valle ed Herbert Ohl. Nasce così la serie Multipli, poi rinominata 45: un nuovo standard internazionale per l’ambiente ufficio, che nel 1972 entra nella Collezione del MoMA di New York e nel 1983 riceve il Silver Award dell’Institute of Business Designers e il Bundespreis “Gute Form”.  

In mezzo a tutto ciò il terremoto del 1976. Il sisma non ferma Fantoni, non lo allontana dal suo territorio. I Friulani sanno fare squadra nei momenti difficili e scegliere insieme le loro priorità. L’esortazione del Vescovo di Udine,  Alfredo Battisti: “Prima ricostruiamo le fabbriche, poi le case, poi le chiese!” è stata simbolo di una ripartenza che ha fatto storia, basata sulla buona volontà e sul senso di appartenenza. Imprenditori come Fantoni ci credono e affermano con forza il loro legame ai loro paesi devastati, epicentro dell’orribile sisma. Simbolica la scelta di distribuire gli stipendi  davanti alle macerie della fabbrica di Osoppo, una delle immagini più forti di mesi/anni così difficili ma densi di speranza.

Tanti sono stati i riconoscimenti ricevuti da Fantoni nel corso della sua vita: nel 1984, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini gli conferisce l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro; nel 1998 riceve il premio “Compasso d’Oro alla Carriera” dall’Associazione per il Disegno Industriale; nel 2002 l’Università di Udine gli conferisce la laurea honoris causa in Ingegneria Gestionale e nel 2009 riceve dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il Premio Nazionale per l’Innovazione per il Climacustic, un sistema radiante e fonoassorbente recentemente sviluppato dal gruppo Fantoni. 

Un premio questo che valorizza l’attenzione del gruppo, di cui oggi fanno parte sette società, sui temi della vivibilità ambientale, dell’inquinamento acustico e del risparmio energetico. Questioni fondamentali per la filosofia dell’azienda, dove il modello di economia circolare è presente da più di trent’anni. Prima con la produzione di pannelli truciolare, per la realizzazione dei quali, negli anni ‘80, Fantoni dà vita all’impianto Plaxil. Poi, nel 2000, con l’acquisizione della Lesonit, in Slovenia, dove vengono prodotti pannelli MDF (ossia Medium-density fibreboard, pannelli di fibra di media densità, derivati del legno). 

Per arrivare a oggi, all’azienda gestita dai figli Paolo e Giovanni, dove l’eredità di Marco Fantoni si concretizza nel rivoluzionario impianto Plaxil 8, programmato per realizzare un MDF costituito da più del 50% di materiale riciclato. “Un investimento visionario” si legge sul sito dell’azienda: proprio come il pensiero che ha ispirato loro padre, fin dagli anni ‘50.  

Coniugare tecnologia, architettura, territorio per generare impatto: una vita ben vissuta, un’eredità che non andrà perduta. Nelle parole dei nipoti di Fantoni, che ho trovato in questi giorni sul Messaggero Veneto,  il ricordo del nonno Marco è legato al concetto di bellezza e al suo significato più profondo: un insegnamento a mettere passione nel lavoro e nella vita. “Ci hai mostrato come fare le cose giuste, farle bene, al meglio, in una parola belle, per gli occhi, per lo spirito e per l’anima”. 

 

Di Alberto Di Minin